
Il mercato del
vino non sta passando un bel momento, l'aumento dei prezzi nei ristoranti è molte volte esagerato e deposiziona l'intero sistema vitivinicolo. Il passa parola della consumatore-cittadino dice del
vino al ristorante: "Ha un prezzo esagerato. Molti ristoratori sono dei ladri: anziché guadagnare sul cibo, che è il loro scopo, speculano sulla bottiglia del vino". Ragionamento semplice e ultimativo: possiamo loro dar torto? Il vino soffre anche di una scala prezzi a clessidra anche nei canali dei negozi specializzati e nella gdo: mancano prodotti onesti (bevibili senza patemi d'animo) da 3 euro. Così nella fascia bassa a farla da padrona è il vino in brick che si sta spostando pian piano da vino da cucina a vino da pasto, come ammicca la pubblicità tv di alcuni produttori. Il vino è uno dei prodotti che sfugge alla logica ferrea delle filiere (tranne nelle fasce altissime) e molte volte, al prezzo con cui è proposto, è garantito da nomi poco conosciuti. Si può fare la filiera nel vino? Eccome. Un amico mi ha portato dalle sue vacanze francesi una bottiglia di Pinot della Savoia. Il retroetichetta reca la fotografia sorridente del selezionatore,
Raymond, della Grotte a fromage a Valloire, con l'immancabile cappello dei Pirenei. Sapete cosa sostiene? "
Chez Raymond tout est bon". Non è la filiera a cui accennavo, ma il volto rassicura ed è uno strumento di marketing formidabile. Non trovate?
[Autore Luigi Rubinelli Direttore responsabile di: AL prodotti al dettaglio]