
Uno scenario in evoluzione, quello dei
piatti pronti per il canale bar. Una categoria che si identifica con primi e secondi piatti surgelati, in vaschette monoporzione, microondabili, da servire ancora sigillate, per garantire il massimo livello di igienicità e un grado di manipolazione praticamente nullo. Dopo il boom del biennio '97-'98, quando il mercato è cresciuto del 60%, ora gli incrementi annui sono più contenuti. Ma di tutto rispetto, visto che si tratta pur sempre eli tassi a due cifre: si stima, infatti, un incremento annuo nell'ordine del 10-15 per cento. Le dimensioni attuali si aggirano intorno ai 25 milioni di giro d'affari, per volumi stimati di circa 20 milioni di pezzi venduti, ma si prospettano ulteriori sviluppi determinati dall'exploit dei consumi extradomestici. Mediamente ogni giorno almeno 8 milioni di italiani consumano un pasto fuori casa e tra questi acquista sempre più rilevanza la schiera di persone che pranzano al bar. Il cambiamento si avverte ormai non solo nelle grandi città, ma anche in provincia. Per soddisfare questa esigenza l'offerta degli esercenti sì è dovuta adeguare, per cui ogni bar, trattoria o spazio di ristorazione dispone, oltre che della tradizionale offerta di snack "mordi e fuggi", di un menu di insalate e
piatti pronti, così come avviene già da tempo negli altri Paesi europei. Un ritardo, quello italiano, motivato dalla solida e radicata cultura culinaria che ha precluso per anni il successo dei piatti pronti surgelati, percepiti come soluzioni in casi di "emergenza", di qualità scadente e dal gusto poco gradevole.
L'innovazione tecnologica ha consentito di migliorare l'appeal di questi prodotti che oggi possono garantire un'elevata qualità organolettica, un aspetto invitante e una ricettistica che si riconduce alla migliore tradizione gastronomica. A spingere i consumi dei piatti pronti nel canale bar ha contribuito senz'altro l'incremento della penetrazione nelle famiglie italiane dei surgelati venduti nel canale retail, le cui rotazioni sono cresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni. Se, però, nella Gdo la tecnologia imperante per primi piatti, secondi e contorni è lo
stir fry, che consente di ridurre notevolmente i tempi di riattivazione, per le monoporzioni distribuite al
bar, prevale il congelamento a blocchi, che necessita, per una rapida preparazione, del forno a microonde. Aspetti tecnologici a parte, ciò che conta è l'accresciuta familiarità dei consumatori verso questa tipologia di prodotti. Lo scenario competitivo appare molto frammentato. A poche aziende leader, che detengono una quota complessiva pari a circa il 30% del mercato, si affiancano numerosi operatori locali. La localizzazione dei consumi è concentrata nel Nord e Centro del territorio nazionale, dove sono maggiormente diffusi gli stili di vita orientati al "fuori casa".