
Tutti riconoscono piena attendibilità alla rivista americana
Wine Spectator; tuttavia, un dubbio, non piccolo, sorge spontaneo quando leggiamo su un suo vecchio numero l'articolo "Spanish Gold. Not ali fine olive oils come from Italy" a firma di Som Cugino. Passi pure che "per anni la Spagna ha venduto il proprio olio sfuso all'Italia, che lo ha poi imbottigliato con etichetta italiana". E passi anche che "l'olio di oliva spagnolo è prodotto con standard più restrittivi di ogni altro Paese", anche se i parametri di riferimento sono poi quelli dettati dall'Unione europea per tutti gli Stati membri.
Passi l'affermazione che gli oli spagnoli sono "così buoni da far dimenticare dove sia la Toscana e anche a prezzi più ragionevoli". Ma non è certo vero che "il clima spagnolo è molto diverso geograficamente e che quindi diversi sono pure i suoi oli, rispetto a quelli di Grecia e Italia". Così come non è accettabile che "gli oli spagnoli sono enormemente diversi" e che "la Spegna produce 262 tipi di olive, 24 delle quali sono utilizzate per fare olio. Un dato vero che non regge però il confronto con il nostro paese. Nulla da eccepire sulla qualità degli oli spagnoli, ma l'Italia ha oltre 500 genotipi di oli. E allora ? Che dire quando invece in Spagna il 64% del oliveti è localizzata nella sola Andalusia ( di cui il 50% concentrato nelle province di Jaèn e Cordoba) dove la varietà Picual predomina su tutte ? Il 95% degli olivi presenti nel territorio della provincia di Jèan sono Picual, mentre il resto, a parte il dominio di questa cultivar, abbiamo le varietà Picudo (Cordoba), Arbequina (Lleida), Blanqueta (Xativa) e Cornicabra (Castilla).