
Un altro carattere fondamentale dei
vini bianchi è la limpidezza, molto apprezzata dai consumatori, che le Case produttrici tendono sempre a raggiungere per mezzo di semplici pratiche enologiche quali i travasi, le filtrazioni e le chiarificazioni (tutti metodi adottati da secoli anche per i vini « patriarcali »).- L'unico « neo » è che, volendo raggiungere la « limpidezza a tutti i costi », vengono spesso sminuiti il profumo e l'aroma del vino : cerchiamo quindi di essere indulgenti e di non pretendere sempre vini trasparenti come cristallo, nel nostro stesso interesse di consumatori.
In base alla sua « trasparenza » un vino viene definito : brillante, limpidissimo e limpido. « Brillante » è il termine più elevato in questa scala di valori, e designa un vino dotato di trasparenza perfetta, come di cristallo; di norma si riferisce a Champagnes e a Spumanti. « Limpidissimo » si distingue da « limpido », perché indica un grado superiore di trasparenza. « Limpido » si può definire un vino che, pur non avendo particelle in sospensione, abbia un grado di assorbimento non molto elevato nei confronti della luce diretta. Questi tre caratteri sono, ovviamente, positivi: vediamo ora quelli negativi, che vanno sotto il nome di « turbe della limpidezza ».
Il caso meno grave è quello di un vino « leggermente velato », e si verifica tipicamente nei vini giovani nel periodo successivo alla fermentazione iniziale o « tumultuosa » come viene definita nel gergo tecnico. È dovuta a particelle di varia natura che si formano nel corso della fermentazione e rimangono sospese nel liquido. Il fenomeno è consueto e scompare per lenta sedimentazione: a volte però si aggrava e può preludere a vere e proprie malattie. Il vino diventa allora decisamente velato.
Altra turba della limpidezza è l'opalescenza, caratteristica alterazione dovuta a cause diverse, ma principalmente ad un eccesso di sostanze azotate o ad una brusca escursione termica. La malattia più comune legata all'opalescenza è il «girato», di cui sono sintomi le cosiddette «nuvole» descritte dall'Ottavi, onde sericee che appaiono sulla superficie del vino e che sono dovute all'attività di particolari microrganismi viventi a spese dello zucchero residuo naturale contenuto nel vino stesso. Il vino infine può essere « torbido » o addirittura « feccioso » : nel primo caso il colore diventa cupo e la trasparenza opaca, nel secondo si nota la presenza di grumi macroscopici di sostanze diverse che rendono incommestibile il vino.