
I
vini genericamente definiti
bianchi hanno in realtà una vasta gamma di colori, la cui classificazione costituisce il passo iniziale nell'esame organolettico.
La prima tonalità è il « bianco carta » : designa un vino molto limpido, trasparente e pressoché incolore come può essere un
Capri bianco acqua. Il caso più conclamato è però quello dei migliori
spumanti secchi italiani a fermentazione naturale in bottiglia col metodo «
Champenoise ».
La grande maggioranza dei bianchi secchi ha color « paglierino » con riflessi giallognoli 'o verdognoli più o meno intensi. Ricordiamo
l'Orvieto e i bianchi di Graves tra quelli giallo-paglierini; marcati riflessi verdolini hanno invece il Soave e soprattutto il Verdicchio, di lesi o di Matelica, fra gli italiani. Citiamo dei francesi il Vouvray e il Gewùrztraminer, alsaziano.
Molti bianchi, morbidi e pastosi, hanno colore giallo dorato, che tende all'oro antico o all'ambrato coli'invecchiamento: esempi possono essere il Meursault e il Pouil-ly-Fuissé del dipartimento Saòne-et-Loire, entrambi verde-oro; decisamente dorati sono l'Albana di Roma-gna, il Moscato sardo, i Cérons della Gironda e il Bar-sac. Gli ineguagliabili Sauternes hanno il colore dell'oro antico, che a volte assume, col tempo, sfumature ambrate; nettamente ambrati sono invece il nostro Passito •di Caluso, il Moscato Pollio di Siracusa e un Madera spagnolo.
Queste sono, molto in generale, le tonalità fondamentali: aggiungo che, osservando il colore di un vino e la sua limpidezza, si può desumere lo « stato di salute » del medesimo.