Asti spumante da valorizzare. Sulla rivista
fuori casa di Settembre 2005 un lettore ha scritto una interessante domanda al direttore della rivista, egli non si spiega il motivo per cui uno spumante gradevole, elegante, versatile come
l'Asti spumante non riesce ad avere successo in Italia come diversamente accade all'estero. Vi riportiamo sotto il testo della sua domanda, con la speranza di ricevere le Vostre impressioni.
In Italia abbiamo vini straordinari, che tutto il mondo ci invidia. Inoltre, negli ultimi anni il settore vitinicolo ha fatto passi da gigante e si è sviluppato molto dal punto di vista della qualità. Etichette prestigiose trovano il giusto spazio nella ristorazione di eccellenza e la clientela, soprattutto straniera, mostra di apprezzare i nostri vini, dai grandi rossi ai bianchi, passando per il prosecco e spumanti classici. A questo punto, però, mi sorge una domanda: come mai il nostro Asti spumante ( da uve Moscato ), prodotto unico, che solo noi abbiamo e che dovrebbe essere un vanto della nostra viticoltura, è un pò sottovalutato da parte dei ristoratori ? Perchè le più grandi soddisfazioni arrivano dai volumi venduti all'estero, più che da un'effettiva vendita all'interno dei nostri confini ? E ancora: perchè gli italiani continuano ad abbinare ai dolci e alla pasticceria lo spumante classico( o charmat ) e non L'Asti Spumante.
Vogliamo, in attesa di eventuali Vostri graditi pareri, riportare i punti salienti della risposta avuta dal lettore dal direttore dell'autorevole periodico
Fuori Casa.
Egli comincia scrivendo che si trova d'accordo e che comunque ci sono non pochi ristoratori, soprattutto nel centro sud, che riconoscono il valore dell'Asti Spumante, proponendolo in abbinamento al dolce, a fine pasto.
Il direttore continua poi, rispondendo al lettore, scrivendo che egli con la sua domanda ha sfondato una porta aperta: infatti secondo il direttore siamo tutti consapevoli del fatto che l'Asti spumante sia un prodotto straordinario, unico, che si trova a competere con tipologie vinicole che dovrebbero avere occasioni di consumo differenti, dall'aperitivo con stuzzichini salati, al consumo a tutto pasto. Il problema secondo il capo redattore della rivista sarebbe del consumatore, il quale farebbe confusione, continuando a credere, che con il desser sia tradizione abbinare uno spumante secco italiano o adairttura uno Champagne.